Lettera aperta della Rete delle Società Scientifiche su Università e Ricerca
STOREP è tra le Associazioni che – da “primi firmatari” – hanno aderito alla Lettera aperta “Per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca”, promossa dalla Rete delle Società Scientifiche, su università e ricerca.
Il documento è disponibile al link:
https://www.scienzainrete.it/articolo/appello-lautonomia-finanziamento-e-dignit%C3%A0-delluniversit%C3%A0-e-della-ricerca/rete-delle
L’elenco dei primi firmatari è disponibile qui: https://www.siecon.org/sites/default/files/documenti/pubblici/Lettera%20aperta%20Universit%C3%A0%2021Nov2025%20primi%20firmatari.pdf
Lettera aperta della Rete delle Società Scientifiche, 20 novembre 2025
Per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’Università e della Ricerca
L’Università e la Ricerca italiane stanno attraversando un momento cruciale. Dopo anni di sottofinanziamento strutturale e di crescente burocratizzazione, e dopo il diluvio effimero dei finanziamenti PNRR, si profila oggi il rischio di un ulteriore arretramento: un sistema sempre più centralizzato, meno libero, meno capace di produrre sapere critico e innovazione.
Finanziamenti e programmazione
L’Italia investe in università e ricerca molto meno della media europea. Questo sottofinanziamento cronico, unito a regole troppo restrittive per i contratti di collaborazione alla ricerca, produce effetti devastanti: carriere bloccate, emigrazione verso centri di ricerca e università straniere, riduzione della qualità dell’offerta formativa, impossibilità di competere sul piano internazionale. Il PNRR ha offerto un’occasione straordinaria, ma gli interventi una tantum non possono sostituire un finanziamento ordinario stabile e sufficiente. Ora è necessario un progetto durevole e massiccio di rifinanziamento del sistema universitario, accompagnato da meccanismi che garantiscano che l’autonomia nella gestione delle risorse, da parte delle università, sia esercitata in modo responsabile.
È necessario stabilizzare la spesa per ricerca pubblica e università allo 0,7% del prodotto interno lordo, un livello raggiunto nel 2023 grazie ai fondi straordinari del PNRR. La legge di bilancio ora in discussione in Parlamento dovrebbe assicurare finanziamenti complessivi che mantengano in termini reali la spesa realizzata nel 2023. Tale impegno potrebbe offrire prospettive a una generazione di giovani studiosi, che sono stati finanziati con il PNRR e rischiano di essere esclusi dai processi di reclutamento delle università e dei centri di ricerca pubblici.
Per questi scopi sarebbe utile un’agenzia nazionale per la ricerca realmente indipendente, dotata di risorse proprie, che sostenga la ricerca di base e quella libera, senza ingerenze politiche o burocratiche, e che promuova bandi di finanziamento a cadenza regolare e con regole certe.
Autonomia vs centralizzazione
Alla luce delle preoccupanti voci sul progetto ministeriale che prevederebbe la designazione di un
rappresentante del Governo in tutti i CdA delle Università pubbliche, e del decreto del Consiglio dei Ministri che pone l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) sotto il controllo dell’esecutivo, è necessario ribadire che l’autonomia universitaria non è un privilegio corporativo, ma un principio costituzionale (art. 33) e una condizione imprescindibile per la qualità della ricerca e della didattica. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo spostamento del potere decisionale verso il centro: bandi e fondi gestiti in modo accentrato, indicatori e parametri calati dall’alto, agenzie di valutazione che finiscono per indirizzare — più che valutare — le scelte scientifiche.
Peraltro, ben due dei tre componenti del collegio dei revisori dei conti, presenti in tutti i CdA, sono già di nomina governativa, essendo designati, rispettivamente, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, tra dirigenti o funzionari dei ministeri stessi. Se è ragionevole che i revisori dei conti siano in sintonia con l’esecutivo e con i ministeri maggiormente interessati, sarebbe invece esiziale (e anti-costituzionale) introdurre un controllo sulle attività di didattica e ricerca. Un sistema universitario vitale ha bisogno di pluralità, libertà di indirizzo e responsabilità locale, non di una catena di comando uniforme e gerarchica.
Governance e ruolo della CRUI
La ridefinizione della governance del sistema universitario deve essere frutto di un confronto ampio e aperto. Come insegna l’esperienza, le riforme più efficaci e virtuose sono quelle preventivamente discusse con le comunità di riferimento. La CRUI, come conferenza dei rettori, non può limitarsi a recepire le decisioni del Governo: deve tornare a essere parte attiva del processo, riportando al centro le comunità accademiche. Il CUN – che sarà presto investito da una riforma annunciata dal governo – deve mantenere il suo ruolo di espressione di tutte le componenti del mondo accademico. L’Università è una comunità di persone, non una piramide amministrativa.
ANVUR e valutazione
La valutazione è necessaria, ma non può trasformarsi in un controllo meramente burocratico. Una buona valutazione contribuisce alla crescita delle performance e sostiene la ricerca. L’ANVUR deve essere uno strumento indipendente che assicuri trasparenza e miglioramento, non un meccanismo punitivo o una leva di indirizzo politico. È tempo di un ripensamento profondo dei criteri di valutazione, superando la numerologia e il feticismo bibliometrico, restituendo così spazio alla qualità e libertà di ricerca, alla multidisciplinarietà e al rischio intellettuale.
Concorsi e reclutamento
È in corso un progetto di riforma dei concorsi universitari che prevede di effettuare concorsi locali ma con commissari estratti a sorte da una lista nazionale di idonei, allo scopo dichiarato di combattere nepotismo e corruzione. Il dibattito ricorrente tra concorsi locali e nazionali deve essere affrontato senza ideologie ma con chiarezza. Serve un modello di reclutamento trasparente, fondato sulla qualità scientifica e sulla responsabilità delle sedi: non possiamo tornare a un centralismo che mortifica l’autonomia degli atenei, né possiamo accettare pratiche opache a livello locale. L’esperienza mostra che irrigidire ulteriormente le regole dei concorsi produce benefici limitati. Può risultare più efficace favorire una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle università e dei Dipartimenti. L’obiettivo deve essere quello di creare condizioni in cui il reclutamento di personale non idoneo si riveli, nel medio periodo, una scelta poco vantaggiosa
Conclusione
Ribadiamo alcuni punti fermi:
L’autonomia universitaria è un bene pubblico da difendere.
La ricerca libera e di qualità richiede fiducia e risorse, non commissariamenti.
La valutazione deve essere al servizio della crescita, non del controllo burocratico.
Il finanziamento stabile dell’università è una scelta strategica per il futuro del Paese.
È necessario attivare un programma di finanziamenti regolari per concorsi per l’immissione
in ruolo di giovani ricercatori.
Chiediamo al Governo e al Parlamento di ascoltare la voce della comunità accademica e di aprire un confronto vero sulla governance del sistema, sui meccanismi di finanziamento e di reclutamento e sul ruolo delle agenzie di valutazione. Difendere l’università pubblica e la ricerca indipendente significa difendere la democrazia, la cultura e il futuro dell’Italia.
